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Agile PR, come il Social diventa Agile alla Social Media Week Milan

Anche la Social Media Week Milan diventa Agile grazie al workshop di Piero Tagliapietra “Agile PR: come rendere più efficaci le attività di Influencer Management (facendo meno fatica)” in cui propone un nuovo modo per ingaggiare e gestire gli influencer all’interno di un progetto Social.

L’incontro si è tenuto ieri Martedì 24 Febbraio all’Expo Gate, in una delle sale riservate agli interventi della Social Media Week Milan.

Un commentatore sportivo direbbe che gli spalti erano gremiti in ogni ordine di posto, tanto che, finiti quelli a sedere, gli avventori sono rimasti in piedi pur di seguire l’intervento.

I nostri ospiti, Piero Tagliapietra e Daniele Chieffi entrambi scrittori e esperti di comunicazione e social media, mettono subito la platea a proprio agio mantenendo informale il livello del workshop e raccontandosi un po’.

Il connubio tra Piero e Daniele è ben rodato, si conoscono da anni e non nascondono di essersi mossi anche su linee di pensiero diverse, giungendo comunque spesso a conclusioni simili. Oggi Daniele è in veste di responsabile di NEO, nuova collana di Franco Angeli, per cui Piero ha appena pubblicato il libro “Leader digitali. Dall’analisi dell’influenza online all’influencer management” (icona-link-esterno qui il libro).

Già con la prima slide, le cose si fanno interessanti. Il modello Cynefin, consente di identificare come Complesso, se non Caotico, il dominio di riferimento per i progetti di comunicazione digitale! In quest’ottica, ciò che contraddistingue questi progetti è quindi il grado di incertezza che ne permea tutto il ciclo di vita.

A questo punto il classico approccio waterfall, dove tutto deve essere ben definito sin dall’inizio, non può certo essere adottato per la gestione di un progetto Social. Ed ecco che le metodologie snelle entrano in gioco. Agile, con il suo approccio adattivo, va usato dove c’è incertezza e nei progetti Social l’incertezza è il pane quotidiano!

Con quali strumenti poter affrontare progetti così incerti? La risposta di Piero è:

  • Agile: grazie al framework Scrum
  • Lean: sfruttando le board Kanban
  • Lean Startup: con l’applicazione dell’Apprendimento Convalidato

Dopo una veloce carrellata su Agile si passa all’argomento principale dell’incontro con la definizione di Influencer: gli astanti, interpellati, danno risposte piuttosto diverse tra loro. E Piero spiega molto chiaramente che dire ‘influencer’ è come dire ‘cane’, un termine estremamente generico, “esistono ma ce ne sono di diversi tipi”. Da qui l’importanza di definire il progetto, ossia l’ambito nel quale muoversi per ingaggiare e scegliere gli influencer più adatti.

A questo punto Daniele interviene esprimendo un parziale dissenso all’affermazione dove al centro di tutto c’è il progetto Social. Secondo Daniele al centro deve esserci la ricerca della Community di riferimento, ossia la scelta del target finale.

Forse, come spesso si dice, la verità sta nel mezzo: se restiamo legati al vecchio concetto di progetto (ha un inizio, una fine,un obiettivo ed è l’imitato nel tempo) non stiamo facendo molti passi avanti sulla strada dell’Agile. Lavorando per iterazioni e basandoci sul valore reale di quanto disponibile alla fine di ogni ciclo, abbiamo una ‘dimensione’ di progetto un po’ diversa, che ci consente di includere nelle varie iterazioni anche la ricerca e, perché no la modifica in corsa, delle Community nostro target. Il tutto con lo stile di auto adattamento intrinseco nell’Agile.

Le ultime slide sono dedicate ai criteri di scelta e mappatura degli influencer, sempre in base al progetto di cui sopra. In questo caso Piero si rifà un po’ ai processi dello Stakeholder Management introdotti con l’ultima versione del PMBOK. Personalmente avrei utilizzato il modello esteso presentato da David Hillson durante il suo intervento all’ultima Assemblea del PMI-NIC in cui aggiunge al modello base bidimensionale composto da Power e Interest, la dimensione Attitude, creando quindi una profondità maggiore nella mappatura, decisamente più utile se parliamo del modo dei Social.

Il workshop si chiude con una breve ma utile sessione di Q&A in cui la più che valida domanda della responsabile di un’agenzia, non digitale, rivela quanto alcuni ‘Clienti’ spesso abbiamo poco chiaro cosa e come utilizzare i Social: “voglio che i social parlino di noi ma senza che nella campagna si citi direttamente  il nome del nostro brand”. La risposta digitale resta comunque la stessa di quella ‘analogica’: pagate gli Influencer!

Infatti, anche con gli influencer il succo è sempre lo stesso: soddisfare i loro bisogni al fine di fargli compiere ciò che gli chiediamo. Gli influencer possono essere ‘autocoscienti’ o meno: se lo sono allora si fanno pagare!

Indubbiamente il poco tempo a disposizione e il focus dell’evento sul Social (dopotutto siamo alla Social Media Week) non ha permesso di affrontare con il dovuto dettaglio i temi legati all’Agile e forse non è stato approfondito l’effettivo legame operativo tra Agile e Influencer Management. In ogni caso resta l’unico intervento che è riuscito a parlare al pubblico delle metodologie Agile durante tutta la Social Media Week di Milano.

Su slideshare è disponibile il materiale a supporto dell’intervento:

Gli incontri della Social Media Week andranno avanti ancora per tutta la settimana, qui trovate il calendario completo.

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3 risposte a "Agile PR, come il Social diventa Agile alla Social Media Week Milan"

  1. Pingback: Agile PR, come il Social diventa Agile alla Social Media Week Milan - NEO

  2. Ciao Ernesto,

    Innanzitutto grazie mille per il meraviglioso resoconto 🙂

    Qui abbiamo più tempo per cui possiamo discutere e inizio con il darti ragione: purtroppo c’è stato poco tempo per trattare tutti i temi (soprattutto per affrontare adeguatamente l’applicazione di Agile e Lean ai progetti legati si Social Media: PR e Influencer sono solo una piccola parte di un tema molto più ampio).

    Sullo stakeholder management personalmente non vado matto per il modello a tre dimensioni: è assolutamente valido, ma inizia a mostrare troppe informazioni e diventa di difficile lettura. Preferisco avere due mappe (interest/power e sentiment/power) per due motivi: 1) tutti riescono a leggerle subito senza doverle spiegare 2) non sempre hai bisogno di mappare tutti e tre gli aspetti: ad esempio ci sono progetti in cui ti chiedono di mappare solamente gli influencer con sentiment positivo (o negativo) e, di conseguenza, una delle dimensioni è implicita.

    Magari l’anno prossimo organizziamo un evento/giornata dedicato solo ad Agile e Lean applicato ai Social Media 🙂

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    • Ciao Piero, grazie a te per l’intervento che è riuscito a dare visibilità alle metodologie Agile durante la SMWMilan. Per quanto riguarda l’osservazione sulla tridimensionalità concordo che in alcuni casi si possa annullare quella Sentiment/Attitude (sempre che l’influencer non cambi la sua posizione nel corso di un progetto… si, mi è capitato anche questo!).
      Concordo sulla maggiore semplicità del doppio schema in caso di divulgazione, ma nell’applicazione pratica ad un certo punto ci si troverà comunque a fare il passaggio in più che è il mix delle due matrici. Partire sin da subito con la versione 3D ci consente di evitarlo a posteriori.
      In ogni caso credo si tratti più di abitudine nell’uso dell’una o dell’altra versione piuttosto che di differenze concettuali.
      Spero davvero che per la prossima SMW Agile e Lean siano diventati standard per la gestione dei progetti digitali e sarai ben contento di prendere parte all’organizzazione di un evento “hands on lab” in tal senso.

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